Quando muori resta a me
Zerocalcare torna in cima alle classifiche con un nuovo bestseller che segna un cambio netto di registro rispetto al suo lavoro precedente, No Sleep Till Shengal, un reportage intenso ambientato nel Kurdistan iracheno, tra la resistenza curda e la comunità yazida. Stavolta l’autore abbandona il contesto geopolitico per raccontare qualcosa di molto più intimo, riflessivo e personale: un vero e proprio ritorno alle origini emotive del suo stile. Io, grande fan di Zerocalcare, sono riuscita ad accaparrarmi questa splendida cover in tiratura limitata al Salone del Libro 2024 — e sono molto orgogliosa di averla nella mia libreria, perché è semplicemente bellissima.
Trama (senza spoiler)
Il libro si apre con un flashback ambientato nel 1988, dove un giovane Zero guarda Masters of the Universe mentre osserva ciò che accade intorno a lui con gli occhi di un bambino. Durante tutta la narrazione, continui flashback intrecciano ricordi della sua infanzia, legati ai cartoni animati e ai giochi, con gli eventi del presente. Il parallelo tra ciò che Zero ha vissuto da piccolo e ciò che significa ora da adulto crea un gioco di riflessioni tra memoria e realtà, tra l’innocenza e la complessità della vita.
La trama principale segue Zero che accompagna suo padre a Merin, un paesino di fantasia ispirato a Seren del Grappa, sulle Dolomiti, luogo di origine della famiglia paterna. La casa degli antenati, allagata a causa di una tubatura rotta che ha provocato un guasto elettrico, necessita di un intervento: per questo padre e figlio salgono a Merin per incontrare gli elettricisti e valutare i lavori da fare. Zero non torna in quei luoghi dall’infanzia, e quei pochi giorni sono l’occasione per scoprire la storia della sua famiglia, il peso delle faide antiche, l’eco della Grande Guerra e del dopoguerra, e come il risentimento e l’odio si siano tramandati da generazioni.
Il rapporto tra Zero e suo padre è segnato da una comunicazione limitata e da un muro emotivo che li separa. Nonostante ciò, c’è una sincera vicinanza tra loro, fatta di gesti quotidiani e di un affetto silenzioso. Durante il viaggio a Merin, Zero ha l’opportunità di scoprire aspetti del passato del padre che non conosceva, approfondendo così la loro relazione e comprendendo meglio la figura paterna. Questo confronto con la memoria del padre arricchisce la loro connessione, offrendo a Zero nuove prospettive sulla propria identità e sul legame familiare.
La frase «Quando muori resta a me» è quella che Zero usa in tono autoriflessivo, richiamando ciò che suo padre ripete spesso: «Quando muoio, tutta sta roba rimane a te». Parla dell’eredità materiale, tutto ciò che il padre possiede e che, alla sua morte, passerà a Zero, figlio unico. Ma durante il soggiorno a Merin, Zero scopre un’altra eredità, invisibile e profonda: la memoria immateriale fatta di ricordi, rancori, storie e tensioni tramandate nella sua famiglia e nella comunità di Merin, di cui lui fino a quel momento non sapeva nulla. Così la frase racchiude il doppio significato di ciò che resta davvero nel tempo: non solo gli oggetti, ma anche ciò che vive dentro le persone e le loro storie.
Illustrazioni
La variant cover di Quando muori resta a me è molto più di una semplice illustrazione alternativa: è una vera e propria sintesi visiva del cuore del libro. Zerocalcare rilegge l’universo di Masters of the Universe con il suo stile e la sua sensibilità, trasformando i personaggi della sua vita e del fumetto in eroi (e antieroi) di un’epica pop fatta di ricordi, ironia e affetto.
Al centro della scena troneggia Genitore 2, il padre, in versione He-Man: fisico scolpito, spada puntata verso il cielo e quella posa eroica da action figure anni ’80 che riesce ad essere insieme ridicola e tenera. Accanto a lui, Genitore 1 — la madre — è, come sempre, Lady Cocca di Robin Hood, ma qui in versione guerriera, con mantello e sguardo fiero: una gallina imbattibile, a metà tra affetto materno e guida spirituale.
Secco è reinterpretato come Man-At-Arms, con tanto di armatura, baffoni e quell’espressione eternamente scocciata che gli calza a pennello. Sara indossa invece i panni di She-Ra, sorella di He-Man: fiera, carismatica, forte — proprio come il suo ruolo nei fumetti. Cinghiale, infine, è trasformato in Beast Man, lo scagnozzo brutale e peloso di Skeletor, un “bestione” apparentemente minaccioso ma in fondo buono, proprio come nel fumetto.
E poi, in basso, seminascosto ma centrale nel significato, c’è Zerocalcare bambino, disegnato nei panni di Orko, il piccolo maghetto impacciato e laterale ma sempre presente. E non è un caso: è proprio con un flashback di lui da piccolo che si apre il libro — mentre guarda Masters of the Universe in TV. Quella scena diventa allora la chiave per leggere tutta la storia: l’infanzia come archivio emotivo, i cartoni animati come linguaggio per raccontare i legami, i dolori, i ricordi.
La cover, quindi, non è solo un esercizio di stile o un omaggio nostalgico. È un’estensione del racconto, un modo per visualizzare — ancora prima di aprire il volume — il nucleo tematico dell’opera: l’intreccio tra memoria personale e cultura pop, tra lutto e tenerezza, tra infanzia e consapevolezza adulta.
Le illustrazioni interne di Quando muori resta a me sono quelle tipiche di Zerocalcare, riconoscibili e cariche di personalità. Lo stile semplice ma espressivo, con i suoi tratti netti e le sfumature emotive, accompagna perfettamente la narrazione, dando vita a un racconto visivo che intreccia ironia e malinconia. Come sempre, i disegni di Zerocalcare riescono a rendere tangibili sentimenti complessi e a trasmettere quella profonda empatia che caratterizza le sue opere.
Parere personale
Zerocalcare conquista il lettore con una narrazione intima che assume valenze universali. La sua esperienza personale diventa simbolo di emozioni e vissuti condivisi, un piccolo frammento che riflette le tensioni e le memorie di un’intera collettività. La storia si snoda tra il ricordo dell’infanzia e la consapevolezza adulta, resa più leggera dall’umorismo sottile e dalle battute brillanti dell’autore, capaci di stemperare la profondità emotiva senza mai sminuirla. Questo lavoro stimola una riflessione profonda sul valore della memoria, sulla complessità dei legami affettivi e sul processo di definizione di sé, lasciando un segno duraturo nella mente di chi legge.
In particolare, l’opera invita a meditare sui rapporti con la figura paterna, tema ricorrente per chi ha vissuto sotto l’ombra di padri appartenenti alla generazione “boomer”, spesso improntati a modelli tradizionali e a un dialogo ristretto. Sebbene racconti un’esperienza familiare unica, la vicenda di Zerocalcare trova un equilibrio tra il personale e il collettivo, offrendo una testimonianza sincera e toccante che parla a chiunque abbia sperimentato simili dinamiche emotive.
Il libro riesce così a intrecciare la memoria individuale con quella collettiva, mostrando come passato e presente si intreccino e influenzino il modo in cui costruiamo il
nostro rapporto con chi ci ha preceduto. La sua capacità di rendere vivido e autentico un racconto intimo lo rende un’opera di grande impatto emotivo e culturale.
A chi lo consigliamo
Se sei fan di Zerocalcare e del suo ultimo racconto, questo libro ti sorprenderà: è diverso, più introspettivo ma sempre con quel tocco unico di leggerezza che lo contraddistingue. Se ti piacciono le storie che parlano di famiglia, legami e rapporti complessi, questo fumetto fa al caso tuo. Zerocalcare riesce a rendere temi profondi molto snelli e accessibili, usando un linguaggio semplice, diretto e coinvolgente, adatto a tutti. Lo consigliamo anche a chi cerca una storia leggera e carina, dal tono super chill, perfetta per leggere senza troppe pretese ma con tanto cuore.
No Title
Bellissimo
No Title
Super utile!
Un volume molto bello, letto solo a pezzi quando era ancora diviso in tre volumi. Questa recensione mi fa sicuramente venir voglia di prendere la raccolta e finire la mia lettura!
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