L’abisso dell’oblio

Paco Roca, Rodrigo Terrasa | Tunuè, 2024
4,5
4,5 out of 5 stars (based on 4 reviews)
Excellent50%
Very good50%
Average0%
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Ho scoperto L’abisso dell’oblio quasi per caso, durante la fila a un firma copie Panini a Lucca 2024. Con me c’era un ragazzo che faceva il giornalista e che poco prima aveva avuto l’occasione di intervistare Paco Roca proprio su questa sua ultima uscita. Mi ha raccontato con entusiasmo di cosa parlava il libro, trasmettendomi tantissima curiosità. Tornata a casa da Lucca, non ho resistito: l’ho acquistato e letto, scoprendo così non solo una storia intensa e sorprendente, maanche il mio primo incontro con Paco Roca come autore. Un esordio personale che mi ha lasciato molto più di quanto mi aspettassi

Copertina del fumetto L’abisso dell’oblio di Paco Roca

Trama senza spoiler

L’abisso dell’oblio prende avvio dal desiderio di una donna anziana, Pepica Celda, di riportare alla luce la memoria del padre, fucilato nel 1940 dal regime franchista e sepolto in una fossa comune. La sua ricerca, che inizia molti decenni dopo, diventa il simbolo di tante altre storie dimenticate, accomunate dalla stessa ferita collettiva. Attraverso le sue vicende, il lettore viene condotto dentro un percorso fatto di ostacoli burocratici, silenzi istituzionali e una lunga attesa che si protrae fino agli anni Duemila, quando in Spagna comincia il recupero sistematico delle fosse comuni.

Accanto alla voce di Pepica emerge quella di Leoncio Badía, un giovane repubblicano costretto nel 1939 a lavorare come becchino nel cimitero di Paterna, subito dopo la fine della Guerra Civile. Nonostante il ruolo imposto, decide di non voltarsi dall’altra parte: in silenzio e con coraggio annota nomi, conserva piccoli oggetti, lascia indizi che possano un giorno restituire identità ai corpi sepolti nell’anonimato tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Il suo gesto diventa fondamentale per rendere possibile, molti decenni dopo, il lavoro degli archeologi e degli storici.

La storia si muove così tra il 1940 e il presente, alternando la memoria personale al ricordo collettivo. Quello che inizia come il racconto di una famiglia si allarga fino a comprendere decine di vite spezzate, mostrando come dietro ogni fossa comune ci siano nomi, volti e storie che meritano di essere ricordate

Illustrazioni

Il segno di Paco Roca è chiaro e diretto, senza fronzoli. Non ci sono linee inutili o dettagli eccessivi: tutto è calibrato per far passare l’emozione e la storia nel modo più immediato possibile. I personaggi non hanno mai espressioni esagerate, ma basta un gesto minimo o uno sguardo basso per comunicare un peso enorme. Anche la costruzione delle tavole segue questo approccio: le vignette sono ordinate, quasi regolari, eppure dentro questa semplicità il un ritmo è lento e solenne.

I colori fanno la loro parte nel rafforzare questa atmosfera. Roca usa una tavolozza molto smorzata, fatta di marroni, grigi, verdi militari, toni che rimandano subito alla terra, alla memoria, alla guerra. È una scelta che toglie ogni vivacità alla scena, persino il sangue, quando compare, non ha un rosso brillante. Non c’è nessuna spettacolarizzazione, solo la volontà di far arrivare il peso della realtà.

In questo equilibrio tra tratto essenziale e colore discreto, le tavole finiscono per trasmettere una sensazione forte: non stai solo leggendo una storia, ma hai davanti una memoria che si sta ricostruendo, lenta, dolorosa, ma necessaria.

Parere Personale

Leggendo L’abisso dell’oblio di Paco Roca, ci si immerge in una Spagna che raramente emerge all’estero, una Spagna in cui la memoria storica è sistematicamente ignorata da uno Stato spesso assente e ostile nei confronti dei cittadini che cercano di recuperarla. Il fumetto ci racconta la storia di Pepica, una donna ormai anziana che cerca incessantemente i resti di suo padre sepolto nelle fosse comuni del cimitero di Paterna. Parallelamente, conosciamo Leoncio Badia, un repubblicano che ha resistito fino alla fine, contrassegnando i corpi che seppelliva per non dimenticare i nomi delle vittime.

La narrazione si sviluppa su più piani temporali: quello della dittatura franchista e quello contemporaneo con Pepica. Attraverso questo intreccio, apprendiamo moltissimo sulla storia spagnola e sullo Stato stesso, che appare controverso e spesso reticente a riconoscere i diritti dei cittadini nei confronti della memoria storica. Roca, insieme al giornalista Rodrigo Terrasa de El Mundo, ci mostra le difficoltà dei familiari dei giustiziati dal regime: persone lasciate senza strumenti, informazioni o sostegno, costantemente ostacolate in ogni tentativo di recupero.

Il racconto di Pepica, la sua ricerca del padre, il confronto con la memoria frammentata e negata, le difficoltà e le scoperte lungo il percorso diventa il filo attraverso cui comprendiamo la storia e la situazione della memoria storica in Spagna. L’autore non propone una soluzione evidente: siamo noi lettori a risalire gli eventi attraverso queste vite quotidiane e attraverso la storia dei protagonisti, che ci permette di comprendere le difficoltà di chi lotta contro l’oblio. Come ci mostra Roca, la memoria di Stato in Spagna è stata a lungo del tutto ignorata.

Solo nel 2007, con l’approvazione della legge sulla memoria storica, sono stati riconosciuti diritti a chi cercava i propri cari sepolti o giustiziati durante la guerra civile e il regime franchista. La legge ha promosso la riparazione morale, il recupero della memoria personale e familiare, e ha previsto fondi per esumare i corpi dalle fosse comuni.

Io sono rimasta visibilmente sconvolta, tanto che dopo averlo letto, l’ho raccontato a non so quanti amici e conoscenti. Mi sembrava una roba da fuori di testa, assurda, veramente folle. All’estero ci viene raccontata una Spagna libera, illuminata, dove le discriminazioni sembrano poche e i partiti estremisti non vengono ascoltati; ma la realtà mostra anche lati nascosti, sporchi, difficili da vedere. È incredibile quanto sia complicato trovare articoli su queste vicende in italiano, mentre in Spagna esistono riferimenti più concreti. La lettura mi ha lasciata un po’ scossa, perché mostra una storia dolorosa e dimenticata.

A chi lo consiglio?

A chi ama i fumetti che non siano solo intrattenimento veloce, ma che sappiano raccontare la storia con delicatezza e pathos. È un’opera storica che intreccia fatti reali a emozioni personali: ingiustizie, dolore, resistenza. Non è un testo di storia asciutto, ma un racconto lento e riflessivo, che ti fa sentire dentro le vicende dei protagonisti. Chi cerca ritmo frenetico o azione continua potrebbe non apprezzarlo, ma chi ama immergersi in storie profonde e commoventi lo troverà interessante.

4,5
4,5 out of 5 stars (based on 4 reviews)
Excellent50%
Very good50%
Average0%
Poor0%
Terrible0%

No Title

Agosto 4, 2025

Bellissimo

Chiara

No Title

Giugno 9, 2025

Anonymous

Super utile!

Giugno 5, 2025

Un volume molto bello, letto solo a pezzi quando era ancora diviso in tre volumi. Questa recensione mi fa sicuramente venir voglia di prendere la raccolta e finire la mia lettura!

Angelo

No Title

Giugno 3, 2025

Anonymous

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