Dirt
Intro
Da tempo volevo addentrarmi nei meandri oscuri di Dirt, la nuova opera di Giulio Rincione di cui avevo sentito parlare molto bene; ho colto l’occasione del Rimini Comics 2025 per acquistarlo direttamente allo stand di Tunué e incontrare Giulio. L’ho letto con grandissimo entusiasmo: la curiosità era alle stelle e non vedevo l’ora.
Trama (senza spoiler)
Il fumetto è ambientato nel 2040, in un mondo post‑pandemico devastato da un virus letale che ha sterminato gran parte dell’umanità. Al centro della storia troviamo una tecnologia innovativa e senza precedenti: La C-ART One. Questo dispositivo permette di dare vita alle idee degli animatori e creare cartoni animati. I cartoni per rimanere in vita devono essere amati dal pubblico ed avere il plauso della comunità, fin quando qualcuno li ricorda nulla può terminarli.
Su questo setting desolato vaga Dirt, un ex testimonial di tabacco degli anni ’50 diventato un cartone animato vivente, ormai dimenticato da tutti e determinato a morire. Il suo viaggio tra città in rovina e sopravvissuti disperati lo porta a incontrare i temibili Figli di Edin, predoni crudeli pronti a ridurre tutto in kebab. Il volume introduce gradualmente passato e presente del protagonista, con flashback e incontri chiave che delineano il suo carattere e l’universo narrativo.
Illustrazioni
Lo stile di Giulio Rincione è immediatamente riconoscibile e molto personale. Il suo tratto è spontaneo, spesso volutamente sporco: le linee non cercano la precisione, ma l’espressività. I personaggi hanno corpi allungati, posture forzate, volti che sembrano sempre sul punto di esplodere in un’emozione: rabbia, paura, tristezza. Le tavole non sono mai statiche: ogni vignetta sembra muoversi, tremare, respirare.
Dal punto di vista dei colori, Rincione lavora su toni spenti e polverosi: grigi, marroni, verdi smorti. L’effetto visivo è quello di un mondo stanco, consumato, in cui perfino la luce sembra arrendersi. A volte compare qualche tinta più calda – rossi sbiaditi, arancioni sporchi – ma sempre come contrasto, come memoria di un’energia che ormai non c’è più. Il colore non serve a rendere bello ciò che vediamo, ma a farci sentire il disagio, il peso di un mondo che ha perso vita e speranza. In questo senso, ogni pagina è profondamente coerente con il racconto: l’estetica accompagna le emozioni, potenziandole.
Parere Personale
Dirt è travolgente.
È un personaggio assurdo: un coniglio blu, mascotte animata di una compagnia di tabacco, protagonista di spot in cui fuma e scherza come se nulla avesse importanza. A un primo impatto sembra quasi una parodia, un antieroe da fantascienza post-apocalittica… ma basta andare avanti di poche pagine per accorgersi che dietro quella facciata c’è una complessità emotiva enorme.
Siamo nel 2040, il mondo è stato sconvolto da una pandemia. Tutte le persone che Dirt conosceva, che amava e che lo amavano non ci sono più. È rimasto solo. E dopo aver girovagato per anni, non riesce più a vivere in solitudine. Non vede più un senso. Lo dice esplicitamente: vorrebbe solo morire.
Eppure, è proprio questa fragilità che lo rende così straordinariamente umano. Quello che mi ha colpita ancora di più è il modo in cui maschera tutto questo dolore: si presenta come un tipo duro, arrogante, distaccato ma in realtà è solo un essere devastato, che ha bisogno disperato di affetto, di calore, di sentirsi visto.
E nel corso della storia, grazie ad alcuni incontri preziosi, emergono piccoli, delicatissimi momenti di umanità. Pieni di affetto, di desiderio di legami, di voglia di essere salvato o almeno, di non affondare da solo.
In alcune tavole mi sono davvero emozionata. Ho empatizzato tantissimo con lui e i disegni di Rincione amplificano tutto, con una potenza espressiva incredibile.
E poi c’è la questione del seriale, che nel fumetto è un punto chiave.
Il seriale è una sorta di codice identificativo che i cartoni devono avere per essere riconosciuti dallo Stato: permette loro di accedere ai diritti civili, di essere trattati come cittadini veri e propri. Ma questo avviene attraverso una forte propaganda televisiva, dove viene mostrato solo il lato positivo, come fosse una grande conquista sociale.
Nessuno mette in dubbio pubblicamente il sistema.
Tutti sembrano d’accordo. Tutti, tranne Dirt.
Lui rifiuta il seriale. E proprio per questo motivo si licenzia, abbandona la compagnia di cui era la mascotte e comincia il suo viaggio. Perché non vuole essere schedato, tracciato, controllato. Il seriale diventa per lui il simbolo di qualcosa di più profondo: la paura di essere incasellato, di perdere anche l’ultima briciola di libertà rimasta.
È un tema attualissimo, che apre tantissime domande.
La libertà è poter essere riconosciuti e tutelati dalla legge? O è la possibilità di scegliere di non far parte del sistema?
A chi lo consigliamo?
Bella domanda, il linguaggio e i temi sono irriverenti quindi l’etica e la morale mi suggeriscono di consigliarlo solamente ad un pubblico over 18! Ma fregandoci altamente dei concetti e degli stigmi, questo è veramente un bel fumetto:ironico, emotivo e a tratti molto leggero. Se siete amanti dei mondi distopici e degli universi alternativi capitate proprio a fagiolo.
No Title
Bellissimo
No Title
Super utile!
Un volume molto bello, letto solo a pezzi quando era ancora diviso in tre volumi. Questa recensione mi fa sicuramente venir voglia di prendere la raccolta e finire la mia lettura!
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